Gabriele Toneguzzi

Vehicle Design Summit

Vds goal
Vds goal

La filosofia di condivisione della conoscenza alla base dell’open source forgiata da pionieri come Richard Stallman sta ulteriormente allargando il raggio d’azione. Dopo aver costruito solide radici in campo software con progetti rilevanti d’altissima qualità fra cui «Linux», celebre sistema operativo, oppure «Openoffice», suite di produttività da ufficio, dopo essersi allargata a testi, immagini, audio-video con la formula dell’open content, per l’open source sembra sia giunto il momento di affrontare un particolare settore dell’hardware: l’automobile, partendo apparentemente al contrario, ovverosia dai paesi meno motorizzati, quelli in via di sviluppo.

Generalmente, fino ad ora, il ciclo di vita di un modello d’automobile prevedeva al momento della cessazione della vendita sul mercato principale la dismissione della catena di montaggio ed il trasferimento della produzione in altri paesi in nome di logiche profittuali da mercato residuale. È quello che, ad esempio, è successo nel 1967 in India, anno in cui s’è iniziata la produzione della fortunata «Premier Padmini», altrimenti nota come «Fiat 1100», la cui fabbricazione è continuata sino al 2000. Oggi questa posizione, pur essendo economicamente replicabile, almeno pensando al profitto immediato, risulta difficilmente sostenibile: grandi paesi come l’India o la Cina, verosimilmente all’alba dell’avvento della motorizzazione di massa potrebbero, fra l’altro - come già succede nel settore della produzione dell’energia -, acuire gli scompensi climatici sia a livello locale che globale.

Attualmente sono in corso due progetti open source di una certa rilevanza per la costruzione di veicoli ai quali però il successo non è garantito.

Il primo, più classico, annuncia solamente la costruzione di un mezzo: è il californiano Open Source Green Vehicle (Osgv) Project, iniziato nel 2005 consorziato, in Europa, con l’Università di Rotterdam. Prevede la realizzazione di una sorta di Suv ad alimentazione ibrida in grado di trasportare sino a sette passeggeri ed è stato pensato con varianti per i mercati locali. La produzione, secondo i piani, sarebbe prevista a partire dal 2010.

Il secondo progetto, molto più complesso ed interessante, è destinato a costruire un sistema intorno al veicolo e fa capo al Mit: si tratta del Vehicle Design Summit (Vds) un consorzio molto esteso costituito da circa trenta università sparse nel mondo che possono contare sulla collaborazione di trecento studenti. In una prima fase - nel 2006 -, durante due mesi di lavoro a Boston s’è giunti al concetto di un veicolo da 4-6 posti definendo le alternative di propulsione: elettrica, ibrida (elettricità da celle di combustibile), a propulsione umana (Assisted Human Powered Vehicle), a biocarburante. La fase successiva di questo progetto non si limita ad ottenere miglioramenti radicali nel rendimento, nella sicurezza e nel ciclo di vita del mezzo, ma si prefigge di considerare pure i costi nascosti (come le emissioni in atmosfera in quell’arco temporale), la massima riciclabilità dell’artefatto e, cosa ancor più importante, indugia su considerazioni strategiche quali i modelli di mercato e di progettazione del servizio tentando di proporre alternative valide. Sono evidentemente questioni nodali, poiché nei paesi con basso quantitativo di mezzi privati in rapporto agli abitanti sarebbe necessario evitare in futuro di clonare le dinamiche del mondo occidentale, pensando nel contempo ad usi più razionali e sostenibili dei mezzi di trasporto.

Fra una riunione e l’altra sembra che le idee prendano forma concreta: dopo l’ultimo meeting del consorzio svoltosi per la prima volta in Italia a fine gennaio presso il Politecnico di Milano, a metà febbraio Il Politecnico di Torino ha ufficializzato la decisione di ospitare il team incaricato della realizzazione fisica del prototipo che pare verrà realizzato durante l’arco della prossima estate.

Gabriele Toneguzzi

Vehicle Design Summit

Open Source Green Vehicle Project (OSGV)

Articolo pubblicato su Il Giornale dell’Architettura/Giornale del Design, marzo 2008

This entry was written by gt, posted on 30 April 2008 at 15:51, filed under Articoli/scritti, Biblioteca, Industrial design, Recensioni, Riviste. Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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