Gabriele Toneguzzi

La bibbia di Barnbrook, agit-prop del pensiero

olympic advertising barnbrook
Olympukes: G=Carpet Bombing Advertising

Jonathan Barnbrook, britannico, classe 1966, è grafico di reputazione internazionale. Da poco il London Design Museum gli ha dedicato una mostra recentemente conclusasi, «Friendly Fire», tenuta a calendario per cinque mesi. Con l’occasione è uscito pure l’ultimo suo volume: Barnbrook Bible, titolo destinato a non passare inosservato.

Dagli inizi degli anni novanta il Nostro ha prodotto una notevole quantità di lavori muniti sovente di una carica progettuale innovativa, d’ironia e d’intelligenza, pure politica, spesso amara. Sono attività che hanno a radice e comune denominatore la convinzione di poter contribuire alla stimolazione del cambiamento sociale, della comunicazione di un messaggio. Prolifico provocatore del pensiero, sorta di moderno agit-prop, dispiega uno strumentario d’idee che predilige segnatamente la tipografia, la manipolazione dei caratteri, nel costruire sovente alfabeti assai particolari, tutt’altro che canonici. Anche i nomi con cui sono stati battezzati hanno un valore molto espressivo: «Mason» (già nominato «Manson», dal cognome di un serial killer), «Bastard», «Prozac», «Exocet», etc.; nel contempo, queste fonts s’importano assai poco di criteri canonici come la leggibità dello stampato privilegiando le loro spiccatissime personalità. Che si ritrovano anche nei pittogrammi «Olympukes», rivisitazione sapida delle classiche icone di circostanza pensate in occasione delle Olimpiadi di Atene, prodotte in forma di font e tuttora disponibili gratuitamente online.

Oltre al disegno dei libri, attività in apparenza del tutto tradizionale, si occupa di corporate identity. Pur non essendo, per sua stessa ammissione, uno specialista del settore si prende in carico anche clienti difficili, com’è successo per il lavoro completato a novembre scorso e non ancora reso pubblico, eseguito per l’impresa di pompe funebri Dignity di Tokio. Realizza involucri musicali, ad esempio «Heaten», album di David Bowie uscito nel 2002. Intrattiene rapporti non secondari con artisti, assieme ai quali elabora sinergie d’intenti costruendo artefatti che, all’atto pratico, si rivelano inscindibile lavoro collettivo, come nel complesso e straniante volume I Want to Spend the Rest of My Life Everywhere, with Everyone, One to One, Always, Forever, Now, lavoro del 1997, con e di Damien Hirst il cui titolo è congegnato e seminascosto in copertina all’interno d’una sorta di Tavola Periodica degli elementi. Oppure con il «Pharmacy Restaurant Bar», rimasto aperto a Notthing Hill fra il 1999 ed il 2003: progetto folle, o coraggioso, di basare un ambiente ristorante (bottiglie comprese) sul suo camouflage in farmacia. Collabora, e non episodicamente, con «Adbusters», rivista canadese anti-corporate, accompagnata dall’efficace sottotitolo «Journal of the Mental Environment», contenitore impegnato nel documentare ed aggregare quanti si propongono radicali cambiamenti di mentalità, tentando di sfidare i tradizionali flussi informativi.

Barnbrook opera con sorprendente dimestichezza e agilità incursioni trasversali fra ambiti commerciali e non: proprio lavorando entro quest’ultimo settore paradossalmente si avvale di un linguaggio pubblicitario. Se proprio di questi tempi, il design grafico ha un ruolo certo non secondario nella modellazione della percezione e del valore dei marchi, qui Barnbroock ha deciso di spendere tempo per investigare sulla loro immagine, prendendone a pretesto una molto particolare, quella della Corea del Nord, ottenendo interessanti risultati in due diverse tornate, nel 2001 e nel 2004, culminando nel marchio Kji con l’immagine di Kim Jong-il mutuato dal logo domesticissimo, nel mondo anglosassone, della Kentucky Fried Chicken. Pure, nel 2004, ha affrontato il tema delle installazioni all’aperto, nel tentativo di raggiungere una più ampia platea con i suoi propri messaggi tramite dei grandi manifesti su tabelloni pubblicitari piazzati in punti strategici fra i sentieri del Parc de la Courneuve, nei dintorni di Parigi, avvalendosi di frasi molto forti composte da tipografie elaborate, destinate a creare un netto contrasto con la tranquilla natura dell’intorno.

Barnbrook ha studiato alla Saint Martin’s School of Art e, successivamente, al Royal College of Art. Ho avuto la ventura di parlarne informalmente con una sua insegnante, Gillian Crampton-Smith, che ora lavora anche a Venezia: la St. Martin’s, in quel periodo, prima dei tagli dell’era Tatcher, aveva un rapporto ottimale docente-allievo: in un interessante edificio, un ex magazzino di banane, ogni anno quaranta discenti di estrazione economica diversa disponevano di cinque professori. A scuola c’era un grosso lavoro formativo di base, sia per l’insegnamento della tipografia classica che per l’impaginazione in generale. Jonathan, studente molto serio e riflessivo, era particolarmente interessato alla tipografia e faceva parte di quel piccolo novero d’allievi che ogni anno e in ogni dove si distinguono rispetto alla massa. Nello stesso periodo, nel gruppo di testa egli aveva come colleghi altri che poi avrebbero proseguito al Royal College. Di essi, poi, più d’uno ha avuto una certa fortuna professionale; fra tutti, per brevità, segnalo solo i Why Not Associates. È interessante rilevare che quel piccolo novero annuale d’allievi comprendeva, grossomodo in parti eguali, maschi e femmine: sono emersi però solo i maschi, probabilmente per mille motivi pratici. Anche nell’emancipato mondo anglosassone la famiglia è incardinata attorno alla figura femminile. Quindi, ad un’analisi molto sommaria, sembra che una donna, salvo non si dedichi quasi alla stregua di una sacerdotessa alla propria disciplina, sia condannata, nonostante capacità equivalenti a ruoli di comprimario. Probabilmente molti Jonathan Barnbroock al femminile forse si sono persi per strada. Ciò, oltre ad essere un vero peccato è senz’altro una questione su cui riflettere. Molto seriamente.

Gabriele Toneguzzi

Articolo pubblicato su Il Giornale dell’Architettura/Giornale del Design, febbraio 2008

Jonathan Barnbrook Barnbrook Bible [The Graphic Design of Jonathan Barnbrook] Booth-Clibborn Editions, London 2007, pp. 320, 70,5 €

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This entry was written by gt, posted on 14 February 2008 at 19:36, filed under Articoli/scritti, Biblioteca, Grafica, Recensioni, Riviste. Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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