Gabriele Toneguzzi

Gli anni dello stile industriale 1948-1965. Immagine e politica culturale nella grande impresa italiana

Gli anni dello stile industriale, Carlo Vinti

L’odierna attitudine alla globalizzazione di per sé è un fenomeno tutt’altro che negativo, ma appare banalmente chiara la necessità di vigilare sugli effetti sfavorevoli indotti: per esempio, cercando di contrastare la naturale vocazione all’omologazione, per non dire addirittura della banalizzazione, evitando un appiattimento tendente alla soddisfazione di malintese masse informi egualitarie formate da puri consumatori. A rischiare, in questo stato di cose, è l’originalità, un’eccentricità sovente considerata come rischioso insieme di pericolose punte da smussare.

In passato, dal primo dopoguerra fino a circa la metà dei sessanta, l’approccio è stato diverso: da un lato i margini operativi aziendali, forse più elevati di quelli odierni, oltre al tipo di produzione inducevano le ditte a lanciarsi in strategie di comunicazione d’alto profilo intellettuale, sebben orientate al mercato, con meno patemi; dall’altro l’impresa industriale, per il tramite della propria dirigenza, riteneva di dover perseguire una politica culturale autonoma che determinava la sua propria immagine peculiare, se non addirittura uno stile.

Gli uffici propaganda, cosí si chiamavano, erano strutture operative interne deputate a questo scopo in cui artisti dei più svariati campi, sovente nomi diventati poi famosi, fertilizzavano le più diverse idee facendo nascere, fra l’altro, prodotti eccellenti anche per oggetti oggidì impensabili, come carta da regalo natalizia aziendale per i dipendenti, comuni avvisi di sicurezza, oppure manuali d’istruzioni, cose che moltissimi terrebbero ancor oggi volentieri in bella vista a cagione dell’intrinseco valore estetico. Erano tempi in cui il designer, spesso, poteva contare su un rapporto pressoché diretto con la committenza. Una naturale evoluzione delle idee verso modelli di comunicazione più pragmatici e meno arrischiati, pian piano cambiò lo stato di cose allontanando il progettista dai processi decisionali più alti.

Oggi quegli uffici sono scomparsi. La regola ha preso viepiù il sopravvento sull’ardore creativo dei singoli, s’è affermata la corporate identity, le agenzie di comunicazione che si occupano di sistema, di posizionamento dei prodotto e tantissime altre cose; la funzione del designer, in qualche caso, è relegata a insignificante e superflua cosmesi della mercanzia esclusivamente sulla base di indicazioni di marketing.

Questi appena descritti sono argomenti trattati da Carlo Vinti ne Gli anni dello stile industriale 1948-1965, originale ed interessante ricerca che strappa dall’oscurità personaggi ed avvenimenti dimenticati. Realizzata a partire dalla recente tesi di dottorato svolta presso la Scuola di Studi Avanzati in Venezia, è confluita in un volume corredato d’ottime illustrazioni edito entro la nuova collana universitaria dello Iuav, risulta incardinata sull’analisi di due casi studio, Pirelli e Italsider. Corredata d’interessanti riflessioni teoriche è condotta con dovizia di particolari: è veramente un peccato non sia stata estesa ad altre importanti realtà coeve. Dopo le numerose citazioni sviluppate al termine d’ogni capitolo, in calce non avrebbe certo sfigurato la presenza d’una bibliografia sintetica riassuntiva.

Elena Formia e Gabriele Toneguzzi

Recensione apparsa ne Il Giornale del Design, settembre 2007

Carlo Vinti
Gli anni dello stile industriale 1948-1965. Immagine e politica culturale nella grande impresa italiana

Iuav/Marsilio
pp. 350
€ 32
Isbn 8831791095

This entry was written by gt, posted on 4 October 2007 at 12:11, filed under Articoli/scritti, Biblioteca, Grafica, Industrial design, Recensioni, Storia, Tipografia. Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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