Gabriele Toneguzzi

Lettera in vetrina


Carlo Scarpa disegno di una teca per le Gallerie dell’Accademia, Venezia
(cliccare per aggrandire l’immagine)
L’incontro di fresca data su vetrine museali e ambienti controllati, organizzato dall’Istituto Centrale per il Restauro, svoltosi a Ferrara nell’ambito dell’edizione appena conclusasi del Salone del Restauro, offre più d’uno spunto di riflessione. Contrariamente al passato, in cui le bacheche erano concepite a mo’di semplici contenitori protettivi, le teche museali e più in generale gli ambienti protetti, hanno subito un’evoluzione trasformandosi in macchine vieppiù complesse.

Il Decreto Ministeriale del 10 maggio 2001, atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei ha stabilito, fra l’altro, una serie di norme tecniche sottolineando l’importanza dei fattori ambientali per la corretta conservazione di qualsivoglia reperto. Da ciò discende una speciale considerazione degli ambienti confinati, particolari porzioni che devono garantire in modo ancor più stringente peculiari qualità del microclima, controllo dei flussi luminosi e molto altro. Pure, alla bisogna, far fronte ad eventi straordinari, come incendi o terremoti: recentemente sono state avviate sperimentazioni a tal proposito, realizzando all’uopo appositi raccoglitori.

Molte brillanti soluzioni di problemi pratici, per quanto bizzarro possa apparire, a volte sono mutuate da tecnologie adottate in settori industriali alquanto distanti dall’ambito espositivo: ad esempio, la custodia in atmosfera controllata è pratica derivata anche dalle tecniche di conservazione della frutta; proseguendo nell’esemplificare, in altri casi, la meccanica di grandi aperture deriva talvolta dai sistemi di guida adottati per le porte dei vagoni ferroviari, etc. Purtroppo però, la crescente sofisticazione genera nuove preoccupazioni che riguardano vuoi l’affidabilità del complesso d’apparecchiature, vuoi la loro manutenzione: in caso di banali guasti la cronica carestia di denaro che affligge il settore potrebbe originare situazioni estremamente difficili da gestire. Cosí come eventuali trascuratezze o negligenze. Perciò, tenuto conto di queste ipotesi tutt’altro che improbabili, sarebbe raccomandabile limitare la costruzione di apparati complessi a circostanze molto speciali.

In parecchi casi, si riuscirebbe ad evitare la costruzione d’involucri costosi e delicati grazie all’accurata conoscenza preliminare dei dati ambientali generali e particolari delle zone dell’edificio deputate a raccogliere le collezioni, campionati con rilievi circoscritti a periodi stagionali strategici. Sovente si potrebbero individuare e correggere a priori criticità banali, come squilibri termici localizzati, evitando di dover tamponare in seguito, solo grazie a costosissime acrobazie, delle falle macroscopiche.
Malauguratamente, quel ch’è ovvio non è detto sia cosí evidente: pure in famose quadrerie di risistemazione relativamente recente, ad esempio la Galleria dell’Accademia di Firenze, si può osservare come l’impianto di climatizzazione, mediante le bocchette terminali, insufflerebbe aria direttamente sulla superficie dei dipinti, non fosse per un ingegnoso intervento correttivo a posteriori da poco realizzato, una sorta di leggio didattico, allo stesso tempo distanziatore, base d’appoggio per i quadri e deviaflussi.

Relativamente alle effettive pratiche di conservazione, nonostante siano passati oramai cinque anni dall’emanazione del decreto di indirizzo, la situazione generale nei musei è, ad oggi, tutt’altro che delle migliori: interrogati con un apposito questionario, gran parte dei conservatori, pur avendole grossomodo chiare, non è in grado di attuare le norme previste se non in misura parziale, usualmente a motivo della sempre più scarsa disponibilità di risorse.
Anche il futuro non sembra roseo: come ha avuto modo di scrivere Ermanno Guida su questo giornale (cfr. GdA 38, marzo us) nella pletora di bandi di gara per i nuovi arredi destinati agli allestimenti sovente trionfa l’approssimazione. E ciò è ancor più grave, vista l’inveterata penuria di fondi.

Gabriele Toneguzzi

Articolo apparso su Il Giornale dell’Architettura, sezione musei, Giugno 2006

This entry was written by gt, posted on 16 November 2006 at 10:51, filed under Architettura, Articoli/scritti, Biblioteca, Musei. Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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